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venerdì 23 settembre 2022

REP Espansore Rapido del Palato


Espansione palatale rapida aumenta le curve della scoliosi idiopatica giovanile
L’utilizzo dell’espansore palatale rapido durante l’adolescenza può influenzare le curve della colonna vertebrale nei pazienti con scoliosi idiopatica giovanile. Sono le conclusioni di un team di studiosi italiani, autori di uno studio pubblicato su Children, a prima firma di Maria Grazia Piancino, professore associato e docente di Ortognatodonzia della Dental School dell’Università di Torino.
Il rapporto tra occlusione, morfologia craniofacciale e postura della colonna vertebrale è un argomento dibattuto e i risultati relativi alla correlazione tra occlusione e postura sono controversi: circa la metà degli studi dimostra un’associazione che l’altra metà nega. «Questo potrebbe essere dovuto alla complessità dell’argomento e alla disomogeneità ed erroneità degli studi condotti» spiegano gli autori, ricordando che, tra le patologie posturali, la scoliosi idiopatica è una deformazione strutturale della colonna vertebrale di eziologia sconosciuta.
Alcune malocclusioni sono più spesso diagnosticate in soggetti con scoliosi rispetto a soggetti di controllo, in particolare malocclusioni asimmetriche come morsi incrociati monolaterali, classi II o più spesso classi II asimmetriche con deviazione della linea mediana e morsi aperti. Per la correzione di queste malocclusioni, una terapia ortodontica spesso usata durante l’età evolutiva (la stessa fascia di età colpita dalla scoliosi idiopatica giovanile) consiste nell’espansione palatale rapida, una terapia espansiva fissa che applica forze pesanti in grado di produrre una frattura dell’osso mascellare lungo la sutura palatina mediana con conseguente distanziamento dei bordi della sutura, a una velocità di 0,2-0,5 mm al giorno. È un approccio chirurgico a cielo coperto ampiamente utilizzato in tutto il mondo, con l’obiettivo di correggere durante il periodo dello sviluppo le discrepanze trasversali del palato, ma caratterizzato spesso da ricadute ed effetti collaterali.
Se la terapia ortodontica tramite espansione palatale può o meno influenzare la colonna vertebrale durante lo sviluppo è dunque molto rilevante nella pratica clinica. Non ci sono tuttavia molti studi in letteratura, probabilmente a causa della difficoltà di pianificazione, poiché l’imaging radiografico della colonna vertebrale è di competenza ortopedica, mentre quello del cranio è di competenza ortodontica.
Da qui è nato questo studio pilota condotto a Torino, basato su una collaborazione multidisciplinare tra ortopedia e ortognatodonzia. Come spiega Piancino, «sono stati considerati pazienti in cura ortopedica e quindi con documentazione radiografica della colonna, ai quali è stato casualmente applicato un espansore rapido da un ortodontista indipendentemente dalla terapia ortopedica. Tuttavia, all’atto del controllo ortopedico, dopo l’applicazione dell’apparecchiatura, veniva spesso rilevato un peggioramento delle curve scoliotiche del tutto incongruo, ovvero al di fuori dell’evoluzione nota e riconosciuta in letteratura delle curve scoliotiche nei pre-adolescenti e negli adolescenti. Sappiamo infatti che la scoliosi giovanile (da tre anni di età allo scatto puberale) peggiora mediamente di tre o quattro gradi all’anno, mentre la scoliosi adolescenziale peggiora di un grado al mese dalla pubertà alla fine della crescita. Nei pazienti con espansore del palato si è rilevato un aumento di decine di gradi, improvviso e incontrollabile, delle curve della colonna. Al contrario, nei casi nei quali era stata tolta l’apparecchiatura, si verificava un miglioramento importante, nuovamente repentino e imprevedibile e in disaccordo con gli standard di evoluzione delle curve scoliotiche». Lo studio è stato condotto su radiografie della colonna prima/dopo con risultati significativi. Soprattutto va sottolineato il fatto che tutti i casi nei quali è stato applicato l’espansore sono peggiorati e tutti i casi nei quali è stato tolto sono migliorati, con un agreement non facilmente riscontrabile nella ricerca clinica.
«Auspichiamo – conclude la professoressa torinese – che questi risultati, anche se preliminari, inducano una riflessione, essendo la scoliosi idiopatica giovanile una patologia evolutiva ad oggi ancora di difficile cura e per la quale devono essere messi in atto tutti gli sforzi per evitare il peggioramento e l’evoluzione verso la chirurgia vertebrale». A questo scopo gli autori suggeriscono un approccio multidisciplinare e un confronto tra ortodontisti e ortopedici prima di pianificare il trattamento ortodontico, allo scopo di prevenire effetti indesiderati scegliendo apparecchiature non traumatiche adatte a ottenere un miglioramento armonico di tutti i distretti. [Italian Dental Journal. 22 set 2022]