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martedì 1 giugno 2021

Ortodonzia


Dentini da correggere, sbagliato aspettare la dentizione permanente
Tra i 4 e i 7 anni meglio sottoporre il bambino alla prima visita: è possibile intercettare problemi e risparmiare interventi che si potrebbero rendere necessari nella pubertà. La pandemia per molti sta significando la perdita del lavoro, problemi economici, preoccupazioni. Sui canali social pullulano le offerte di trattamenti ortodontici low cost da fare a distanza o i «bite» automodellanti per risolvere il bruxismo, ovvero il digrignamento di denti notturno che riguarda tanti adulti ma anche molti bimbi. Peccato che difficilmente possano dare risultati clinici soddisfacenti, perciò, sebbene i genitori siano attenti a garantire ai loro figli cure adeguate e resistano abbastanza alla tentazione del risparmio, gli esperti mettono in guardia e ribadiscono l’importanza di cure ortodontiche adeguate. Il concetto “ordino online e risparmio” non può e non deve valere per le cure mediche. Le terapie ortodontiche lo sono e devono avere a monte un’accurata diagnosi, un piano di trattamento individuale, un monitoraggio continuo e minuzioso durante e dopo l’intervento: la scelta della terapia più corretta per risolvere malocclusioni, problemi di allineamento dentale o bruxismo notturno deve essere fatta da uno specialista, non in autonomia con un clic online.


Lo specialista
La ricerca di soluzioni sul web ha però preso piede soprattutto fra gli adulti. Per alcuni genitori la pandemia è vissuta come l’occasione per “investire” sul sorriso dei figli: non avendo spese per viaggi o altri svaghi, i risparmi vengono usati per iniziare una terapia ortodontica». L’essenziale è che sia uno specialista a seguire le cure per un bambino perché tutti gli ortodonzisti sono dentisti, ma non tutti i dentisti sono ortodonzisti: la fase di sviluppo è delicata e serve assicurarsi di risolvere eventuali alterazioni in bocca perché non comportino problemi peggiori più avanti, da adolescenti o adulti, ma anche essere certi di non esagerare, intervenendo quando non c’è bisogno.

Controlli periodici
Il momento per la prima visita si colloca fra i quattro e i sette anni, quando inizia la prima fase di permuta dei denti da latte, c’è l’eruzione dei primi denti permanenti e si possono intercettare alcuni problemi di sviluppo osseo. Dopo la prima visita spesso non si deve fare alcun trattamento ortodontico, ma solo programmare controlli ogni sei o dodici mesi per il monitoraggio; in alcuni casi invece si deve intervenire, per esempio per correggere difetti di crescita delle ossa mascellari o una carenza di spazio per i denti permanenti.


Anomalie e abitudini viziate
Ritardare la prima visita è uno degli errori più comuni dei genitori, che spesso pensano si debba aspettare la dentizione permanente prima di valutare se la struttura di denti e bocca sia corretta: anche per questo si raccomanda di portare il bambino dallo specialista senza indugio in caso ci siano campanelli d’allarme indicativi di possibili alterazioni. Al primo controllo si valutano anomalie nella quantità, la posizione, il colore, la forma o la dimensione dei denti, le abitudini viziate come succhiarsi il dito o la presenza di alterazioni del morso, le eventuali carie o perdite di denti che potrebbero creare premesse per difetti di occlusione successivi e così via.


Interventi precoci
Su malocclusioni come il morso crociato è bene intervenire già a quattro anni, perché possono portare ad asimmetrie nella crescita ossea e quindi del viso; altre, come l’affollamento eccessivo dei denti oppure gli incisivi anteriori troppo sporgenti che potrebbero rompersi in caso di trauma, si possono correggere intorno ai sei-otto anni. Questa prima fase serve a intercettare i problemi e valutare se sia opportuno un intervento precoce: in alcuni casi lo è, perché se il bambino collabora una terapia tempestiva (che di solito si basa su apparecchi relativamente semplici, ndr) aiuta a risolvere i problemi prima che comportino danni ulteriori e diventino perciò più complessi da trattare in seguito.


In fase puberale
Il secondo momento di valutazione è infatti la pubertà, fra i dodici e i quattordici anni al massimo, quando tutti i denti permanenti sono ormai usciti: a questo punto può essere utile perfezionare l’allineamento e tutto è più facile se già si sono eliminati prima eventuali grossi difetti. La terapia in due fasi, quando serve, è complessivamente più lunga ma rende tutto più facile e spesso meno costoso: in alcuni ragazzini che arrivano dal dentista solo in adolescenza può essere per esempio necessario associare all’apparecchio un’estrazione dentale che invece si sarebbe potuta evitare, agendo in una fase precedente della crescita. [Elena Meli - Corriere della Sera - 30 mag 2021]