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15 settembre 2019

Prima visita gratuita

Quando una visita gratuita salva una vita
“E’ difficile immaginare che, 6 settimane fa, mi stavo preparando per l'operazione. Oggi la mia preparazione è per gli US Open di Tennis”. A scriverlo sulla propria pagina Facebook è Nicole Gibbs, tennista statunitense (134° al mondo) che il 13 maggio scorso annunciava, sempre via social, che il suo dentista le aveva individuato una lesione sospetta che poi si è rivelata una rara forma tumorale alle ghiandole salivari. La tennista ha approfittato dell’offerta e durante la visita che ha preceduto la seduta di sbiancamento, racconta la Gibbs a ESPN, “il mio nuovo dentista ha notato un piccolo rigonfiamento sul palato. Me l’ha fatto notare e gli ho detto che lo sapevo e ne avevo parlato con il mio medico cinque anni prima ma mi aveva detto che era una leggera crescita ossea e non c’era nulla di cui preoccuparsi”. Invece il dentista si è preoccupato, ha insistito ed ha fatto fare una biopsia. L’esito è stato di un raro caso “carcinoma adiacente microcistico”, spero che il termine sia corretto. Visto che era stato diagnosticato in tempo, è bastato un piccolo intervento chirurgico che ha consentito all’Alteta non solo di guarire ma anche di riprendere subito l’attività sportiva.  Agli US Open la Gibbs ci è poi andata, ha superato le qualificazioni ma il 28 agosto è stata sconfitta al primo turno dalla rumena Simona Halep, numero 4 al mondo, (3-6;6-3;2-6). La sua vittoria l’aveva però già raccolta nello studio del dentista. Una storia, quella di Nicole Gibbs, che non può che fare piacere a tutti quelli che da tempo lavorano per sensibilizzare cittadini ed Istituzioni sul tumore del cavo orale e di quanto sia importante la prevenzione, la visita di controllo dal dentista. Una di quelle storie sicuramente da citare ad esempio come caso virtuoso. La domanda che ora vorrei provi è: ma se la Gibbs non avesse ricevuto via mail quella promozione per una seduta di sbiancamento gratuito, come sarebbe andata a finire? Ma aspettate a rispondere. Aggiungo questa considerazione. Ma se è stata la visita gratuita a portare la Gibbs nello studio dentistico, il vero valore aggiunto è stato, però, la professionalità del dentista che ha fatto il suo dovere che non era (solo) quello di rendere luccicante il sorriso della paziente, ma visitarla. Sulle visite gratuite Si o No i dentisti potrebbero parlarne per degli anni senza giungere ad una posizione univoca. Il vostro Codice Deontologico (art. 52) la consente “in particolari circostanze”, a patto che “tale comportamento non costituisca concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela”. Indubbiamente quel dentista che ha proposto lo sbiancamento gratuito alla tennista via mail l’ha fatto per farsi conoscere e trovare nuovi pazienti o cementare un rapporto con i suoi clienti/pazienti. Ma in questo caso quella visita gratuita ha probabilmente permesso di salvarle la vita o almeno evitare problemi più seri. Ma il gratis o meno può essere veramente il vero problema per il paziente? Penso che abbiano ragione sia chi sostiene che tutto ciò che possa convincere i cittadini ad andare in uno studio dentistico sia un bene, ma anche chi dice che questa possa essere una scusa per “accaparrarsi pazienti”. Credo che la vicenda della tennista Gibbs abbia dimostrato, come se ce ne fosse bisogno, che è il singolo dentista a fare la differenza, è lui con i suoi atti a decidere se essere un commerciante o un medico, ma anche che tutte e le due cose probabilmente possono coesistere, se il fine rimane il bene del paziente. Se chi propone una visita gratuita la fa in modo frettoloso, superficiale o peggio ancora proporrà cure inutili o vantaggiose per l'economia dello studio e non per la salute del paziente, allora ha ragione chi dice che tutto ciò che è gratis è solo mercificare la professione. Ma il problema in questo caso non nasce perchè la visita è gratis, una visita non scrupolosa è un problema sia se è pagata poco o tanto. Se proponi un impianto a due euro, il problema non è il costo ma se quel dentista quell'impianto lo compra sapendo che non ha i requisiti di sicurezza necessari, lo mette male non dedicandoci il tempo necessario o la professionalità necessaria per fare una buona riabilitazione perché: "tanto il paziente paga poco". Quindi alla fine, a fare la differenza, è sempre la coscienza del dentista, la sua etica professionale e non il costo della prestazione, almeno la vicenda della Gibbs sembrerebbe dimostrare questo. [di Norberto Maccagno - Odontoiatria33 - 15 set 2019]

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