18 giugno 2020

Catene

Collaboratori odontoiatri ed il Caso Dentix. Il parere del presidente dell’Associazione AMICO Albanese: il punto di vista ed i commenti alle note pubblicate sul caso Dentix da chi nei Centri odontoiatrici lavora
Caro direttore, ho letto sul suo giornale due commenti di autorevoli esponenti della odontoiatria italiana e non sono riuscito a tacere perché è giusto riportare la discussione nel corretto ambito. (nota della redazione: segretario AIO e dott. Caprara)
Innanzitutto premetto che nella mia vita non ho sopportato due cose le menzogne e l’ipocrisia, per questo motivo invito tutti ad evitare di continuare ad utilizzare come paravento l’interesse dei pazienti, se qualcuno chiede la chiusura delle società che operano in odontoiatria lo fa per esclusivo interesse di bottega. I pazienti vengono curati da medici sia negli studi privati che nei centri organizzati (le catene le lascio a chi ce le ha). Volendo riprendere la stessa metafora del collega, Le chiedo se il giornale che Lei dirige fosse di un singolo proprietario o di una società, qualcuno potrebbe pensare che la sua libertà di espressione si esplicherebbe in modo diverso?
Ovviamente la risposta non può essere data, perché dipende da variabili e tra queste non è certamente l’assetto societario quella preponderante, ciò che è determinante è la capacità di un giornalista di essere libero e scevro da condizionamenti.
Un collega che ripete che negli studi professionali prevale l’intuitus personae e negli ambulatori organizzati ci siano indicazioni date dal profitto fa un grave errore, probabilmente dovuto al suo modus operandi.
Chi è libero lo è ovunque chi è schiavo lo rimane per sempre, o vogliamo nascondere che anche il dentista dello studio professionale tiene famiglia e quindi potrebbe cedere a bisogni non propriamente etici? Se così non fosse non avrei visto nei miei ormai trenta anni di professione cose che di deontologico hanno poco o niente.
Consiglio al collega in primis di venire a fare un giro e di sincerarsi (cosa che hanno fatto e fanno regolarmente gli organismi preposti alla vigilanza) del fatto che negli ambulatori odontoiatrici organizzati, non si persegue il male ma si fa odontoiatria al pari degli studi privati, così da evitare di avere un atteggiamento pregiudiziale.
Devo dare atto del fatto che ha studiato e di conoscere bene, sicuramente meglio di me che collaboro con Dentalpro da ormai cinque anni, l’assetto societario del Gruppo e questo perché ai medici che lavorano nel gruppo non è mai interessato tutto questo, ci interessa invece, il fatto di potere svolgere la professione in assoluta indipendenza e secondo scienza e coscienza. Questo, caro collega lo ripeterò sempre per un semplice motivo, è la verità. Il negarlo ripetutamente non rende vera la tua affermazione.
Come già affermato la capacità di essere un buon odontoiatra dipende solo da te e non da altro. Purtroppo, sempre per i soliti interessi di bottega (che tu purtroppo non hai evitato di rappresentare) si accreditano teorie che sono molto lontane dalla realtà. Un’ultima notazione, la soluzione che viene proposta, cioè quella di accettare come unica forma societaria la STP, è una foglia di fico, siamo di fronte all’ennesima ipocrisia utilizzata solo per interesse economico e per distrarre l’attenzione dalle reali necessità di riforma del settore, altro che tutela dei pazienti, se non altro perché, essendo una società, ha gli stessi rischi relativi al fallimento.
Di ben altre catene dovreste occuparvi, quelle che stanno portando la libera professione ad essere considerata dai nostri governanti peggio dei lavoratori irregolari (ne abbiamo avuto una chiara manifestazione durante questa emergenza) approfittando della litigiosità che ci vede gli uni contro gli altri, della concorrenza sleale che diverse migliaia di abusivi ci fanno, dell’enorme numero di incombenze che rendono impossibile una gestione serena dello studio tanto che i neolaureati non pensano neanche di aprirne uno. Invece sembra che l’unico problema per i vertici sindacali degli odontoiatri siano i centri organizzati. 
Avrei avuto il piacere di confrontarmi pubblicamente con chi la pensa diversamente da me ma, nonostante noi di AMICO chiediamo incontri per discutere sul tema abbiamo dovuto registrare degli assordanti silenzi, sia da parte dei sindacati che purtroppo anche da parte dell’Ordine nazionale. 
Dott. Antonino Albanese

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