11 maggio 2020

I dentisti dimenticati

Gentile Direttore, chi le scrive ha fatto anche il dentista per una brevissima parte della sua vita. Un periodo che ricordo bene anche se sono passati decine di anni, e che mi dà la possibilità di immedesimarmi meglio nel dramma presente di una intera categoria che rappresento in qualità di presidente di un ordine professionale che comprende sia i medici sia gli odontoiatri.
L’esperienza di avere tenuto una turbina in mano seduto ad un “riunito” mi trasporta nella realtà di una categoria di professionisti che nella vita hanno scommesso su se stessi, sull’essere sempre presenti e sani in studio, dotati dalla natura delle regole principali su cui si basa il rapporto medico-paziente, che molti colleghi acquisiscono solo con l’esperienza e che altri purtroppo non imparano mai.
L’odontoiatra nasce con le caratteristiche innate dell'imprenditore che ha deciso di occuparsi di scienza e salute, che deve rispettare le regole dell’economia, che si assume la responsabilità della vita professionale e del sostegno economico dei suoi collaboratori e delle loro famiglie, del pagamento dei fornitori, che deve confrontarsi ogni giorno con il cambiamento delle regole e con l’aggiornamento del suo patrimonio culturale, non principalmente a fini ECM, ma perchè da questo dipende la sua competitività nei confronti dei colleghi e la fiducia dei suoi pazienti, la vita sua e della sua famiglia.
L’odontoiatra fa un lavoro chirurgico di precisione, a volte ripetitivo, che deve mantenere sempre la stessa qualità globale dall’inizio alla fine della giornata, complessivamente difficile, e questo giudizio viene da uno che nella vita ha scelto di fare il chirurgo generale. Resta l’esperienza di un lavoro meticoloso, di un rapporto medico-paziente su cui impegni la tua vita ed a volte la perdi.
Già, il portale FNOMCeO riporta il decesso alla data odierna di 12 dentisti in attività, sani, in cui la causa della morte più probabile e fino a prova contraria è il contagio durante l’attività professionale. Non erano andati in Africa a curare i malati di Ebola, fatto che presumibilmente li avrebbe esposti ad un rischio superiore, facevano semplicemente il lavoro quotidiano nel loro studio.
Si apre quindi un nuovo capitolo sul rischio professionale di questa categoria, al pari di chi fa l’anestesista, l’otorinolaringoiatra, l’endoscopista, il chirurgo, il medico del 118 o pronto soccorso, di chi è esposto nella pratica a possibilità di contagio potenziali e reali, a volte noti ma per la maggioranza dei casi sconosciuti, al netto di chi fa di professione l’infettivologo.
Ed adesso dopo che in autonomia l’assoluta maggioranza della categoria dei dentisti ha ristretto l’attività alle urgenze indifferibili, rispettando l’indirizzo di blocco di prestazioni ai fini del contenimento della circolazione del virus, non vi è stato nessun riconoscimento nè aiuto, in tali circostanza eccezionali da parte della autorità. Però quando si svegliano con un dolore dentale difficilmente controllabile credo che anche i politici cerchino il numero del loro dentista di fiducia.
Ma il Presidente Commissione Albo Odontoiatri OMCEoVe Giuliano Nicolin ricordava che il Governo Italiano non ha incluso la categoria degli odontoiatri tra quelle che dovevano chiudere la loro attività al fine di tutelare la salute pubblica, mentre a livello mondiale - vedi articolo del The NY Times del 15 marzo 2020 The Workers Who Face the Greatest Coronavirus Risk - questi professionisti vengono considerati tra i più esposti a rischio contagio per questa e tutte le altre malattie a trasmissione per via aerea e per contatto con i liquidi biologici.
Nicolin ha decritto con precisione anche le difficoltà di dotazione di presidi dedicati al Covid 2019 oltre quelli già comunemente in uso, in particolare nelle fase iniziali della pandemia senza possibilità di acquisto visto il giusto dirottamento della scarse forniture alle strutture pubbliche ma senza ricevere indicazioni per gli eventuali acquisti in proprio.
Concordo sul fatto poi che è un controsenso il fatto che gli odontoiatri e collaboratori non siano inseriti nelle categorie a cui deve essere fatto il tampone a livello istituzionale per il loro diretto contatto con i pazienti, e questo permetterebbe di monitorare eventuali casi di positività, così come previsto per tutti i medici ed operatori a vario titolo che lavorano a stretto contatto con pazienti potenzialmente infetti.
E dopo oltre 2 mesi di fermo autoimposto solo l’Enpam ha pensato a questa categoria ed ai medici liberi professionisti con un contributo per correggere i bilanci, nei limiti delle possibilità di legge, di un’attività sanitaria ed economica con un indotto importante per tutte le collaborazioni bloccata insieme alle altre “partita iva” che sono una parte essenziale del prodotto interno lordo di tutto il paese.
Io faccio parte dei lavoratori dipendenti, a me ed a tutti i pensionati i soldi sono arrivati lo stesso in questi mesi e mi è stata garantita una mensa di servizio, ma la ricchezza di un paese viene prodotta da un sistema articolato che è stato fermato quasi completamente per motivi di salute pubblica, e che spero riparta in sicurezza, nell’interesse della popolazione, nella sua globalità.
E’ per me massima la preoccupazione e l’attenzione al professionista, artigiano, commerciante, ristoratore, che non ha la forza di resistere, o per l’imprenditore preoccupato per i suoi dipendenti.
Spesso e volentieri si parla di evasione fiscale a questo proposito, ma per tutte queste categorie che regolarmente contribuiscono allo Stato ed alla costruzione della vita di tutti così come la ricordavamo prima dell’Era Covid, si presenta un periodo assolutamente incerto a cui va data la massima solidarietà.
Perchè il contributo alla ricchezza ed alla salute globale dell’Italia viene da tutte le componenti del paese, che devono contare su una regolare attività e su contributi eccezionali per mantenere produttivo il sistema.
Giovanni Leoni - Presidente OMCeO Venezia
Quotidiano Sanità - 11 mag 2020

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