03 giugno 2019

È la felicità la chiave del successo lavorativo (e non viceversa)

È la felicità la chiave del successo lavorativo (e non viceversa)
Basta lavorare duro e, soprattutto, avere successo per essere felici. O, almeno, più felici di quanto siamo normalmente. Anche se magari non lo ammettiamo, è un po' l'idea che abbiamo tutti: la realizzazione sul lavoro equivale alla felicità. Lo stesso articolo 1 della nostra Costituzione, per esempio, sancisce che l'Italia «è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Generalmente, però, ottenere l'impiego dei propri sogni, guadagnare molto o essere promossi non garantisce affatto un senso di appagamento. Come spiega la rivista digitale Aeon, è una situazione preesistente di felicità a condurre al successo lavorativo, e non viceversa. Infatti, le persone con un maggior benessere soggettivo (indicatore a cui nella scienza psicologica è associata la felicità) sono tendenzialmente più soddisfatte della propria vita; sperimentano inoltre più emozioni positive e meno emozioni negative. E secondo una recente ricerca sono proprio le emozioni positive (come l'eccitazione, la gioia, la serenità) a promuovere il successo sul lavoro.
Le persone più felici si sacrificano di più per l’azienda
Gli studi sul tema, in realtà, sono moltissimi. Le persone felici sono più soddisfatte del proprio lavoro rispetto ai loro pari cupi; ricevono maggior supporto sociale dai colleghi e la loro performance è valutata più positivamente dai loro supervisori (probabilmente anche grazie al cosiddetto effetto alone, per cui un'impressione favorevole in una determinata area, come la felicità, influenza l'opinione in un'altra area, come l'abilità lavorativa). Inoltre, gli agenti di vendita con un atteggiamento positivo vendono il 37% di polizze sulla vita in più rispetto ai colleghi meno positivi. Peraltro, le persone che provano frequentemente emozioni positive tendono a fare tutto il possibile per la propria azienda; è anche meno probabile che si assentino dal lavoro o che si licenzino. Infine, spesso le persone con un buon benessere personale guadagnano di più rispetto a coloro con un livello di benessere inferiore.
Chi prova emozioni positive in genere sa che cosa vuole dalla vita
Quelli appena accennati sono però studi trasversali (ossia che prevedono lo studio delle variazioni di un fattore, in diversi soggetti o contesti, in un momento preciso), poco utili a chiarire se la felicità preceda il successo o viceversa. A venirci in soccorso ci sono gli studi longitudinali o osservazionali, che prevedono lo studio nel corso del tempo sullo stesso campione o soggetto. Stando ad alcune di queste ricerche, quanto prima una persona è contenta, tanto più è probabile che riesca a capire il tipo di lavoro che desidera, che compili più domande di lavoro e che trovi un impiego. Un altro studio ha rilevato che i giovani che riportano un benessere più elevato rispetto ai loro coetanei poco prima di laurearsi hanno più probabilità di ricevere offerte di colloqui di lavoro tre mesi dopo. Secondo un altro studio i diciottenni felici hanno più probabilità di ottenere lavori prestigiosi e soddisfacenti e di sentirsi finanziariamente sicuri all'età di 26 anni. Un altro studio ancora sostiene che le persone che sono più allegre al momento di iniziare l'università avranno poi redditi più alti.
Il benessere personale ci rende più ambiziosi
Tutto ciò però ancora non basta ad assicurarci che la felicità sia davvero la causa del successo lavorativo. Un ulteriore aiuto arriva da alcuni studi che hanno assegnato casualmente i partecipanti a situazioni che li hanno fatti sentire emotivamente neutri, negativi o positivi per poi misurare le loro prestazioni su compiti legati al lavoro. Questi esperimenti hanno dimostrato che le persone che provano emozioni positive si danno obiettivi più ambiziosi, si impegnano più a lungo, considerano se stesse e gli altri in modo più favorevole e sono convinte di potercela fare. Per di più, le aspettative ottimistiche delle persone felici appaiono realistiche: coloro che sperimentano emozioni positive tendono a fare meglio e a essere più produttivi di coloro in preda a emozioni neutre o negative.
Attenzione a non escludere gli infelici o a imporre l’ottimismo
Aeon conclude che, dopo avere analizzato oltre 170 studi (trasversali, longitudinali e sperimentali), è chiaro che il benessere promuove il successo professionale in molti modi (sebbene ciò non escluda che le persone infelici possano avere successo). Questo non significa che le aziende devono assumere soltanto persone felici o spingere i propri dipendenti a essere più ottimisti: strategie di questo tipo sono risultate fallimentari in passato. Peraltro, individui depressi possono ottenere risultati incredibili, come nel caso di Abraham Lincoln e Winston Churchill. Aumentare il livello di felicità in azienda è però possibile, conclude l'articolo, per esempio introducendo attività positive come compiere atti di gentilezza ed esprimere gratitudine. [di Andrea Federica de Cesco - 02 giu 2019 - Corriere.it]

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