12 dicembre 2017

Evasione fiscale nello studio dentistico

Elusione fiscale e abuso del diritto
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Il Dentista evasore è un nemico per tutti anche per se stesso
L’evasione fiscale “alla lunga” non conviene a nessuno. Ci sono molte ragioni che giustificano questo assunto, ecco le sei principali.
Parlare bene delle tasse è un’operazione spericolata e apparentemente impossibile. Per questo sfido la vostra curiosità e provo a farvi riflettere su alcuni aspetti della professione che forse non avete mai esaminato. Non voglio negare qui che l’imposizione fiscale per la nostra categoria sia assolutamente iniqua e sproporzionata rispetto al nostro tenore di vita e soprattutto alle prospettive future. Non voglio neanche sostenere che le modalità con le quali il fisco in generale si interfaccia con il contribuente siano lineari o semplici da comprendere. Neppure penso che cento euro incassati in nero abbiano meno valore di altrettanti fatturati o che i proventi delle tasse siano impiegati sempre onestamente da chi governa la cosa pubblica, restituendoceli in termini di servizi. Quello che voglio dire è che “nonostante tutto questo” l’evasione fiscale “alla lunga” non conviene a nessuno: alla società civile che viene privata di risorse, alla nostra categoria professionale che continua a non brillare di popolarità nell’opinione pubblica, ma neppure al singolo dentista se è ancora lontano dalla pensione e guarda oltre l’orizzonte di domani. Ci sono molte ragioni che mi hanno portato a questo convincimento e provo di seguito ad esporre le sei principali.
1. La più importante ha certamente a che fare con la tracciabilità dei dati. Una contabilità ordinata, chiara e trasparente è la prima pietra verso un’organizzazione efficiente dello studio dentistico che sconta una enorme complessità di gestione (simile a quella delle aziende più grandi) ma dispone di risorse molto più limitate. Effettuare un attento controllo di gestione dello studio su una doppia contabilità o, peggio ancora, in assenza totale di dati è una operazione impossibile. In un contesto come quello attuale, dove i margini di guadagno sulle prestazioni sono molto ridotti, non poter disporre di dati completi sui quali elaborare previsioni e strategie future è un grosso freno per il successo o la sopravvivenza dello studio, sia in termini assoluti che di competitività con gli altri attori. Potrei quasi dire che il primo vero ostacolo per i dentisti sulla strada del controllo di gestione dello studio è rappresentato proprio dalla volontà di occultare dati a terzi. Quando tra i terzi figura anche il personale di studio o i collaboratori il danno raddoppia perché viene meno anche un altro principio cardine delle imprese di successo, ovvero la partecipazione attiva di tutti gli operatori ai risultati ottenuti e la condivisione degli obiettivi futuri. In questi casi l’arresto dei flussi di comunicazione all’interno dello studio produce effetti negativi che si sommano all’assenza di una politica di gestione trasparente e ragionata.
2. L’occultamento dei dati, nonché la doppia contabilità, produce inoltre un feed back negativo sulla produzione e sulla gestione extra clinica del paziente. Mi riferisco alla irreperibilità immediata di radiografie o altri documenti clinici utili al trattamento, alla carenza di un diario clinico aggiornato e puntuale, alla difficoltà di gestire un caso multidisciplinare con tutti i flussi di comunicazione corretti. Così come possono insorgere contestazioni sulle modalità di pagamento, sugli eventuali insoluti o addirittura sui preventivi concordati. Inutile dire che in caso di mancato pagamento delle somme pattuite il danno economico si somma ai costi di produzione già sostenuti ed alle eventuali spese per il recupero del credito, il quale peraltro risulterebbe inesigibile per carenza di documentazione contrattuale tra le parti. Non bisogna trascurare che il dentista evasore, normalmente, si pone in una posizione di debolezza relazionale sia con il paziente che con il personale dipendente dello studio. L’ipotesi di conflitti che esitino in una delazione a scopo vendicativo pongono il dentista in una situazione di sudditanza nei confronti di terzi, talora con l’accettazione forzata di condizioni penalizzanti sia sul piano personale che su quello professionale. Inutile dire che il concreto verificarsi di tali comportamenti delatori è in grado di produrre danni economici ingenti sia per rallentamento dell’attività lavorativa sia per le eventuali sanzioni conseguenti.
3. Un altro ambito di sofferenza del dentista evasore è il rapporto con i colleghi di studio, specie se questi sono anche soci. La determinazione dei compensi tra soci o la semplice rendicontazione dei compensi per i collaboratori risentono di un clima di continua diffidenza quando la contabilità è parzialmente occultata. Ciò deriva sia dalla difficoltà di condividere in modo trasparente la base dati per i conteggi sia dal sospetto che un differente regime di imposizione fiscale scarichi i propri effetti solo a danno del collaboratore. Senza contare che in caso di evasione massima sorgono situazioni difficili da giustificare ed a potenziale rischio di contenzioso con gli enti di controllo, come ad esempio l’ispettorato del lavoro.
4. Un danno economico diretto causato dall’evasione è rappresentato dall’incidenza pesante degli sconti richiesti ed accordati, dovuta sia alla maggior richiesta del paziente che si sente legittimato a richiederli, sia alla maggior disponibilità che il dentista deve mostrare per ottenere il proprio vantaggio. Se non bastasse quanto già scritto in questo blog sul problema degli sconti, è del tutto evidente che una parte del vantaggio del pagamento “in nero” è tranquillamente riassorbita da una gestione più oculata del tariffario e dalla minore necessità per il dentista di accordare sconti per omettere l’emissione di fattura. L’errore più frequente del dentista evasore è quello di pensare che i margini di guadagno sulla prestazione siano condizionati soprattutto dall’imposizione fiscale e che liberandosi di essa, si possa largheggiare in generosità.
5. Ci sono infine questioni più delicate sulle quali il dentista tende a sorvolare. Molto in breve: se il valore di uno studio si misura dalla sua redditività, è del tutto evidente che un bilancio ufficiale fedele alla reale produzione si traduce in un maggiore vantaggio contrattuale in fase di vendita, cessione parziale, ingresso di nuovi soci, concessione di finanziamenti, contrattazione con i fornitori di beni e di servizi. Non bisogna mai dimenticare che il dentista è un imprenditore abbandonato da ogni forma di ammortizzatori sociali link a il popolo invisibile dei professionisti e non gode neppure dei benefici di una liquidazione (e forse neppure di una pensione). L’unica certezza che porta con sé è il valore del proprio studio, ma deve poterlo dimostrare quando servirà.
6. La fedeltà fiscale è poi un potente volano di marketing, indipendentemente dal posizionamento dello studio in termini di clientela. Il continuo mercanteggiare intorno ad un dovere civico primario genera senz’altro un’immagine sgradevole presso i pazienti, soprattutto quelli che rappresentano per lo studio un patrimonio importante in termini di qualità umane.

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