21 ottobre 2016

Ristrutturare o sostituire?

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Dente naturale o impianto?
Anche gli impianti si possono "ammalare" e sono una soluzione estrema, quella primaria rimane curare il dente naturale. La parodontite è la prima causa di edentulia in Italia e, conseguentemente, il principale motivo per cui la popolazione fa richiesta di impianti dentali.
Meglio curare il dente naturale oppure estrarlo sostituendolo con un impianto?
Un dente naturale è sempre meglio di un impianto. Ma una risposta valida per ogni paziente non esiste. La scelta va operata individualmente, sulla base delle condizioni di ogni singolo dente e delle esigenze di ogni paziente.
Fino a quanto ci si deve spingere per salvare un dente e quando vale la pena estrarlo anche in funzione di un rapporto costo/beneficio?
Un dente va estratto quando non soddisfa più criteri di salute, funzione, durata ed estetica. La situazione si complica quando molti denti nel medesimo cavo orale presentano gravi condizioni, come per l'appunto in pazienti affetti da parodontite avanzata e generalizzata: in una tale circostanza una gestione frettolosa potrebbe far propendere il clinico verso la scelta estrattiva, nell'illusione che gli impianti siano superiori. Val la pena però sottolineare tre concetti. Innanzitutto che l'estrazione dentale è un atto irreversibile che oggi sappiamo e, ove possibile, dobbiamo differire nel tempo. In secondo luogo, è scorretto pensare che in termini di costo/beneficio un impianto sia migliore: studi comparativi confermano che le cure parodontali hanno il maggior rapporto fra costi e durata e che condotte appropriatamente queste sono efficacissime ed efficientissime. Infine le più recenti revisioni della letteratura scientifica condotte a lungo termine su pazienti con storia di malattia parodontale riportano che questi sperimentano più alta incidenza di perimplantite (che noi sappiamo avere molteplici elementi comuni alla parodontite). In altre parole un impianto per funzione ed estetica dento-gengivale non si comporterà mai meglio di un dente; potrà spesso avere una resa analoga, ma talvolta avrà nel tempo una sopravvivenza o un successo minori. È importante tenerlo a mente.
Non tutti gli impianti sono uguali. Può il paziente verificare o capire cosa gli inserisce il suo dentista?
Delle circa 150 sistematiche implantari presenti in commercio in Italia, non tutte possiedono i medesimi requisiti di efficacia e validazione scientifica che sia l'implantologo che il paziente auspicano. È inevitabile che la scelta di un impianto di qualità, intesa come efficacia clinica nel tempo, sia affidata alla libertà del professionista. Ma d'altro canto va chiarito come l'impianto in sé non sia il protagonista per l'ottenimento del successo clinico. Alla base della riuscita di un trattamento sono innanzitutto una corretta diagnosi, una meticolosa progettazione del piano di trattamento, l'inquadramento dei fattori di rischio individuali del paziente, la competenza, la preparazione e l'esperienza del chirurgo. Il professionista scrupoloso si comporta in ogni fase nell'interesse del paziente e a tutela della sua salute: il paziente deve percepirlo affinché possa porre la propria fiducia nel professionista. Una persona correttamente informata è una persona in grado di prendere decisioni consapevoli nel rivolgersi al dentista. E si fida di lui.
Oggi circa il 70% dei dentisti italiani effettua implantologia. E' veramente una pratica clinica alla portata di tutti i professionisti?
Sono numeri consistenti. Da un lato indica quanto diffusa sia l'implantologia nel moderno piano di trattamento odontoiatrico, dal momento che le stime sono di 25.000 dentisti che praticano personalmente implantologia in Italia per un totale di quasi un milione di impianti dentali applicati. Dall'altro qualche dubbio sulla competenza è lecito sollevarlo, vista l'incidenza di complicanze che le statistiche riportano. L'implantologia è una disciplina chirurgica, pertanto invasiva e con rilevanti implicazioni funzionali, estetiche, psicologiche ed esige professionalità da chi la esercita.

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